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Da Padola in Comelico il latte Bio per Lattebusche

26 marzo 2018: 

Per crescere ancora Lattebusche punta sul latte Bio e sceglie Padola. “Abbiamo colto l'occasione di affittare il ramo d'azienda della Cooperativa La Genzianella di Padola – spiega Antonio Bortoli, Direttore generale di Lattebusche – dove lavoriamo il latte biologico munto nell'area montana che va da Cortina a Sappada. Presto a Padola trasferiremo anche tutta la lavorazione dei prodotti biologici, formaggi vaccini e caprini. Una nuova opportunità in cui crediamo molto e che vogliamo far crescere seguendo i tempi e le richieste del mercato”.

Quanti sono gli allevatori della zona che collaborano con voi? “In quell'area abbiamo una decina di produttori che conferiscono a noi il loro latte. Ma il numero sta crescendo”.

Quanto latte lavorate? “Per ora 30/40 quintali al giorno, quindi piccoli numeri. Ma l'importante è il trend del mercato, stimato in crescita dal 10 al 20% su base annua”.

E' prevista l'acquisizione della latteria di Padola? “Al momento si tratta, come detto, di una collaborazione, poi vederemo”.

Come si inserisce questa produzione biologica nella gamma dei vostri prodotti? “Nel mercato attuale è importante avere un portafoglio prodotti sempre più ricco. Noi abbiamo quattro Dop: il Grana Padano, il Formaggio Asiago (Pressato e d'Allevo), il Montasio e il Piave; poi un'ampia gamma lattiero casearia, che va dal latte fresco allo yogurt, dai formaggi freschi al gelato artigianale prodotto nello stabilimento di Chioggia, al sorbetto. Ed ora anche il Latte Bio. E' chiaro che un numero maggiore di prodotti di qualità garantisce quote maggiori di mercato”.

 

Lattebusche, fondata nel 1954, è una cooperativa che è stata capace di mantenere a Busche (Comune di Cesiomaggiore in provincia di Belluno) la testa e la regìa di un colosso regionale in costante espansione; nello stabilimento di Busche il latte lavorato  proviene ancora oggi, in gran parte, dai comuni all'interno del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi. Ha saputo crescere, senza mai perdere la propria identità, con una ventina di incorporazioni in tutto il Veneto: dalla latteria Clodiense di Chioggia (Venezia) nel 1988 alla latteria Brega di Sandrigo (Vicenza) 1993, a quelle di San Pietro in Gu (Padova) nel 2009 e Camazzole (Vicenza) nel 2015. Oggi conta 380 soci di 7 province e 290 addetti; con una produzione di 1.350.000 ettolitri di latte, in linea con quella del 2016, 6 stabilimenti di produzione, oltre 3.000 punti vendita serviti giornalmente dalla rete, con i prodotti freschi e freschissimi.

E alla fine dello scorso anno ha festeggiato il record del fatturato, che ha superato i 100 milioni di euro, in crescita ulteriore sul 2016, che aveva segnato 98,7 milioni. Un anno positivo quindi il 2017? “Sì, a livello generale è stato un anno abbastanza positivo, superato il momento iniziale di difficoltà. Tutti gli indicatori, dal secondo semestre, sono improvvisamente cresciuti: dal latte spot alle polveri di latte e di siero, dalle creme al burro; inoltre si sono fermate le importazioni selvagge sia di latte che di prodotti finiti, che avevano condizionato in maniera pesante il 2016 ed anche il primo semestre 2017”.

E Lattebusche? “In questo quadro, abbiamo assecondato l'andamento del mercato, in maniera particolarmente positiva soprattutto nella seconda parte dell'anno, tanto da poter garantire ai nostri soci una remunerazione del latte che dovrebbe assestarsi sul 7/8% in più rispetto al 2016 (che era stata di 43,60 centesimi di euro al litro, n.d.r.), un valore molto più elevato rispetto al prezzo medio del Veneto”.

L'assemblea dei soci di Lattebusche è prevista per il 6 aprile prossimo.

 

La curiosità

Alla Latteria Genzianella lavorano due casari ed una addetta alle vendite in quello che è diventato il tredicesimo Bar Bianco della Cooperativa che ha sede nel comune di Cesiomaggiore. Fin dal 1969, infatti, Lattebusche ha puntato molto sulla vendita diretta, con il Bar Bianco accanto allo stabilimento di Busche a cui si sono aggiunti altri 12 punti vendita in Veneto e Friuli (Padola, S. Maria Camisano, Sandrigo, Lanzé, Ponte Tezze, San Pietro in Gù, Camazzole, Grantortino, Pordenone, Cordenons, Azzano X, Roveredo in Piano) e i due consortili di Dolo e San Dono. Una catena con una sessantina di addetti, oltre 2 milioni di presenze all’anno, per un fatturato 2017 che sfiora i 10 milioni di euro sugli oltre 100 milioni complessivi dell'azienda. “La scelta di aprire il primo bar bianco – spiega Antonio Bortoli - è stata una scommessa vincente ed oggi questa catena di negozi rappresenta per Lattebusche un punto fermo in un mercato del latte estremamente variabile ed esposto alle tempeste internazionali. Inoltre rappresenta una vetrina ideale per le nostre produzioni, offre l'opportunità di relazionarsi direttamente con il consumatore e di lanciare e testare i nuovi prodotti. Oltre a consentire disponibilità finanziaria ed una buona redditività”. 

 

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